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La gioia del ritorno: innamorarsi ancora e ancora di New York City

Ciao ragazzi, come state?
Lo so, sono assente da una vita dal blog. Credo di avere battuto ogni record stavolta: l’ultima volta che ho pubblicato un articolo è stata il 15 ottobre… è passato quasi un mese e mezzo, vi rendete conto?
Il lavoro in aeroporto però mi ha portato via un sacco di tempo, poi il viaggio un po’ inaspettato a New York… ma non voglio accampare scuse, diciamo pure che mi era andata via un po’ di voglia di scrivere.
Può succedere, giusto?
E’ questo il famoso blocco dello scrittore, no?

Insomma, mi serviva un po’ di tempo per me, senza “pressioni” o tempistiche da rispettare. Ero un po’ stufa di sentir parlare di calendari editoriali, engagement, statistiche di analytics e compagnia bella.
Volevo tornare a scrivere solo e soltanto una volta ritrovata la voglia di farlo a prescindere da visite e numeri.

Il viaggio a New York mi è servito tanto in questo senso!
Il ritorno nella mia città del cuore, ma soprattutto il saluto al momento della partenza, mi hanno lasciata così… con un nodo alla gola e tante parole in testa e nel petto che non sono riuscita a esprimere (e forse non riuscirò a farlo fino in fondo nemmeno stavolta)… con tanta nostalgia e un devastante e prepotente senso di malinconia che -chissà- magari potrà calmarsi un po’ una volta che il flusso di pensieri sarà impresso nero su bianco.
 

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Volando con Emirates per raggiungere New York!

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Manhattan vista dalla Brooklyn Bridge Promenade

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Street art in NoHo, Manhattan

 

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Chi ci avrebbe mai pensato che IO, quella che affermava con profonda convinzione “con tutti i posti che esistono e che voglio vedere nel mondo, perché devo tornare due volte nello stesso luogo?” avrebbe avuto voglia di tornare ancora e ancora nella stessa città?

E io ci credevo davvero a quello che dicevo.

Alcune volte però ci sono dei luoghi che ti scelgono, e tu non puoi farci niente.
Puoi solo lasciarti conquistare completamente.
Puoi solo amarli alla follia.

Luoghi così ti lasciano l’anima sottosopra e il cuore a pezzi, una volta che dovrai dire addio.
Anzi no, quando dovrai dire arrivederci.
Perché mi rifiuto di credere che il mio ennesimo saluto a New York sia stato un addio. 
 

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L’autunno a Central Park

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La pista di pattinaggio al Winter Village di Bryant Park
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Girovagando per Manhattan

C’è un libro in particolare che mi ha fatto compagnia durante questi dieci giorni: New York è una finestra senza tende di Paolo Cognetti. Il libro si propone come una specie di guida anomala ed estremamente personale, è il racconto di una New York non convenzionale filtrata attraverso gli occhi dello scrittore. E tra i mille pensieri di Cognetti c’è un pezzo che mi ha colpito e che esprime esattamente ciò che provo anche io… segno che New York ha davvero qualcosa di unico e speciale al mondo, non solo per me:
 

Come molti altri sentimenti che questa città mi suscita, è la nostalgia di un tempo immaginario. Un’età in cui ho giocato anch’io per strada, nei torridi pomeriggi d’estate, ballando a piedi nudi sotto il getto degli idranti, e che giustifica il mio struggimento quando ne incontro uno.

 
Anche a me New York fa questo effetto, anche a me ha lasciato questa nostalgia di un tempo immaginario in cui anche io ho vissuto lì, ho preso tutti i giorni la metro per andare a lavoro, ho fatto spesa dal pakistano del deli sotto casa, ho visitato gallerie d’arte un pomeriggio sì e l’altro pure, ho ammirato il tramonto in silenzio dalle scale antincendio del mio palazzo.

Quanto vorrei che fosse vero!
 

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Passeggiando sul lungomare di Coney Island

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Cala la sera su Manhattan…
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Street art a Bushwick | Brooklyn
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Riflessi magici a Prospect Park, Brooklyn

Questo ritorno nella Grande Mela mi ha lasciato tanta consapevolezza in più.
La prima volta ho amato la New York dell’ideale, del mito, dell’american dream. La New York di Sex and the City, la Manhattan piena di luci e che non dorme mai. La New York forse più conosciuta e più turistica.

Tornare a New York mi è servito per innamorarmi anche di quello che c’è al di sotto della sua coltre patinata: la New York dei mille contrasti, i quartieri periferici e degradati di Brooklyn, la gentilezza dei newyorkesi, i localini nascosti e alternativi.

Stare a casa della mia amica Eleonora per dieci giorni mi ha permesso di sentirmi un po’ più local e meno turista, di apprezzare zone che non avevo minimamente preso in considerazione durante il mio primo viaggio, di scoprire posti non descritti nelle guide di viaggio, di godermi la folle vita notturna di Manhattan.

Ho passato una mattinata meravigliosa sul lungomare di Coney Island (qualche pazzo newyorkese ha fatto pure il bagno!), ho esplorato le stradine di Bushwick alla ricerca dei murales più suggestivi e colorati, ho macinato chilometri tra Soho, il Greenwich Village, Hell’s Kitchen e Chelsea.
Ho assaporato la libertà di girare completamente da sola senza una vera e propria meta, ho fotografato angoli e persone che sembravano avere qualcosa da raccontare. Ho aspettato autobus sotto la pioggia battente, ho ammirato tramonti unici, ho sorriso da sola pensando a come sarebbe una vita qui.

Sicuramente per niente facile, la mia amica Eleonora me l’ha fatto capire in tanti modi. Eppure anche lei è entusiasta di New York, il suo obiettivo è rimanere.
Ah sì, come si dice?
Se ce la fai a New York, puoi farcela ovunque.

Anche io voglio farcela a New York! 
 

New York non è ospitale. E’ molto grande e non ha cuore. Non è incantevole, non è amichevole. E’ frenetica, rumorosa e caotica, un luogo difficile, avido, incerto. New York non fa nulla per chi come noi è incline ad amarla tranne far entrare dentro il nostro cuore una nostalgia di casa che ci sconcerta quando ci allontaniamo e ci domandiamo perché siamo inquieti. A casa o fuori, abbiamo nostalgia di New York non perché New York sia migliore o al contrario peggiore, ma perché la città ci possiede e non sappiamo perché. 

[M. Brennan]

 

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Tramonto su Manhattan dal Brooklyn Bridge Park

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Meravigliosa street art a Bushwisk, Brooklyn
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Io & Manhattan dal North Shore Waterfront Esplanade Park, Staten Island | © photo by Eleonora Trullo

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Street art a Little Italy, Manhattan

 

E VOI SIETE MAI STATI A NEW YORK? ANCHE A VOI HA FATTO QUESTO EFFETTO O NON VI E’ PIACIUTA?
QUALI ALTRI LUOGHI NEL MONDO VI HANNO LASCIATO UN TALE SENSO DI NOSTALGIA DA DOVER TORNARE ANCORA E ANCORA? FATEMI SAPERE NEI COMMENTI!

 

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La gioia del ritorno: innamorarsi ancora e ancora di New York City

4 pensieri riguardo “La gioia del ritorno: innamorarsi ancora e ancora di New York City

  1. E’ una meraviglia, una città in cui puoi tornare diecimila volte! Ed infatti è una delle poche in cui sono tornato più volte. Non ci si stanca mai! Sempre bellissima ed interessante.

  2. Anche se ci sono tanti posti nel mondo, è pur vero che ci sono dei luoghi – per me sicuramente New York e Londra – dove non mi stancherei mai di tornare. Sopratutto in casi come il tuo dove hai avuto occasione di viverla più come una local.
    Non conoscevo il libro di cui parli, mi sembra interessante!

    1. Ciao Silvia! 🙂
      Sì il libro è molto interessante. Tra l’altro Cognetti ha scritto anche una seconda parte, “Tutte le mie preghiere guardano verso ovest”… lo leggerò sicuramente!

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